Zavattaro: il Tar non modifichi l'atto aziendale
da "Il Centro" di martedì 21 febbraio 2012
Zavattaro: il Tar non modifichi l'atto aziendale
Il manager Asl: così si rischia di bloccare il riassetto sanitario
CHIETI. «Trovo assurdo che il Tar entri in scelte di politica sanitaria alterando in via indiretta l'atto aziendale che disegna l'assetto ospedaliero di un'intera provincia e per questo abbiamo chiesto formalmente al Tribunale amministrativo aquilano attraverso i nostri legali di limitare la sentenza sull'ospedale di Guardiagrele all'interesse legittimo dei guardiesi». Il direttore generale della Asl Chieti-Lanciano-Vasto Francesco Zavattaro commenta sul caso Tagliacozzo, la sentenza del Tar che ha rinviato alla Corte costituzionale gli atti sul programma della nuova sanità abruzzese che il commissario Gianni Chiodi ha fatto convertire in legge dello Stato la scorsa estate. E mette le mani avanti sul caso Guardiagrele, con udienza nel merito all'Aquila il 29 febbraio sul destino dell'ospedale la cui chiusura voluta dal Programma operativo stilato dalla subcommissaria Giovanna Baraldi è stata resa finora impossibile da una raffica di ricorsi partiti da amministrazione comunale di centrodestra e opposizione di centrosinistra della città del ferro battuto. «Se il Tar dovesse spingersi oltre», prosegue, «pronunciandosi contro il nostro Atto aziendale, che è poi l'obiettivo degli ultimi ricorsi di maggioranza e opposizione guardiesi che hanno stretto un patto trasversale visto che il sindaco Sandro Salvi ha appena presentato un suo ricorso contro l'Atto sulla falsariga di quello di Simone Dal Pozzo, il risultato sarebbe una confusione totale con conseguenze poco immaginabili. Perchè non si vede come una decisione giurisdizionale su Guardiagrele debba influire su Vasto o Francavilla, per fare degli esempi». Poi Zavattaro sottolinea che la Asl ha già previsto un risultato favorevole a chi sostiene l'ospedale guardiese e senza conseguenze sull'architettura del riassetto ospedaliero previsto. «Perseguiremo lo schema basato sui grandi ospedali preposti all'alta intensità di cura con contorno di ospedali ad alto contenuto di specializzazione e il sostegno dei Pta, i presidi territoriali di assistenza, peraltro il ruolo assegnato all'ospedale di Guardiagrele. Crediamo in questa idea moderna di sanità», sottolinea il manager dell'azienda sanitaria, «e per questo temiamo l'effetto di sentenze amministrative che, per quanto giuste in linea di diritto, possono ostacolare i processi complessi messi in campo dalla politica sanitaria». Forse la prospettiva di un ospedale resuscitato dal Tar, il Santissima Immacolata, tornerebbe utile all'attuazione del progetto di modernizzazione della Asl. «Non la penso così», replica seccamente Zavattaro, «dal momento che l'idea di sanità portata avanti dai ricorsi guardiesi è morta e defunta. Semmai quell'ospedale, se la sentenza gli sarà favorevole, sarà trasformato in un centro ad alta specializzazione, come Ortona. Ormai, l'occasionale decesso in ospedale mobilita inevitabilmente la macchina giudiziaria. E noi», annota, «dobbiamo concentrare le cure in grandi poli, non nei piccoli ospedali generalisti residuati dal passato, che non possono dare risposte efficaci a ogni patologia».
di Francesco Blasi
Ospedale, radiografie difficili per i ricoverati
da "Il Centro" di venerdì 17 febbraio 2012
La denuncia del reparto di Medicina: 10 giorni per un esame
GUARDIAGRELE. Radiografie e Tac irraggiungibili per i pazienti ricoverati al Santissima Immacolata, cui spetta invece la precedenza assoluta sui pazienti esterni assegnati per prenotazione. Radiologia funziona a pieno ritmo, ma i medici e i loro degenti sono costretti a chiedere con insistenza per ottenere l'esame prescritto entro 7-10 dalla giorni dalla prima richiesta. Così è partita dal reparto di Medicina una lettera che segnala il problema a Fernando Di Vito, direttore sanitario unico per Guardiagrele e il Bernabeo di Ortona. «E' un altro espediente, l'ennesimo», spiega Simone Dal Pozzo, consigliere e avvocato del centrosinistra autore di nove ricorsi contro la chiusura dell'ospedale guardiese decisa dal commissario alla Sanità Gianni Chiodi, ma finora ostacolata dai tribunali amministrativi, «con cui la Asl cerca di rendere il Santissima Immacolata una struttura fantasma, scomparsa dalla mappa della Asl Chieti-Lanciano-Vasto». Espedienti che tradiscono anche l'obiettiva difficoltà per Chiodi e l'Azienda sanitaria di sostenere una situazione surreale, in cui è aperta e funziona a pieno ritmo una struttura ospedaliera di medie dimensioni che però è stata cancellata dall'Atto aziendale dello scorso novembre, dove i posti letto del Santissima Immacolata oggi tutti occupati da pazienti sono indicati con lo "0" nella colonna dei numeri. La lettera inviata dal reparto di Medicina si apre con una descrizione dai toni che evidenziano l'irritazione dei medici per il disservizio radiologico. Per esempio, «lo stato di grave difficoltà in cui opera il reparto a causa dei ritardi davvero insostenibili nell'erogazione di prestazioni radiologiche a favore dei degenti». Dopo aver escluso la responsabilità nella disfunzione di primario e personale della Radiologia, la lettera richiama alla realtà senza mezzi termini la direzione sanitaria, ma l'impressione è che i destinatari siano molto più in alto nella gerarchia della Asl. «Si invita a risolvere tempestivamente il problema», si legge, «riequilibrando il carico delle prestazioni a favore dei pazienti ricoverati in questo Presidio, ancora vivo e vitale, con ammalati veri e non virtuali i quali non hanno meno diritti di altri, dal momento che si consente loro di fruire ancora di questa Struttura». Dal Pozzo a questo punto si chiede «cosa significa questo se non che i degenti di Guardiagrele, come si evince dalla lettera, sono praticamente invisibili se non proprio inesistenti? Non è che la direzione, magari su impulso dato dalla Regione», riprende il consigliere a capo della Carta di Guardiagrele, movimento nazionale contro la chiusura dei piccoli ospedali delle zone interne, «decide di far attendere ad arte i pazienti ricoverati per poter poi dire che la degenza media a Guardiagrele è più lunga? In questo modo la Asl si precostituirebbe una prova per sostenere, tra qualche mese, che i numeri di Guardiagrele non sono "buoni". Ma le nostre denunce serviranno anche a smascherare questo eventuale trucco».
di Francesco Blasi

